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lunedì 4 luglio 2016

Shi Ki [Recensione]

A volte ritornano dal regno dei morti, anche le recensioni...
In realtà questa non era una recensione dispersa, ultimamente sto rifacendo l’inventario dei manga e così ogni tanto mi fermo a rileggere qualche rara serie che mi sta a cuore.
In realtà per ora solo Shiki (che lo vogliate scrivere staccato o meno) si è rivelato veramente degno di una riletture, gli altri li ho più che altro scorsi -scoprendo con mi “somma” gioia che le rilegatura della Planet facevano pena nel secolo scorso come in questo...
Shiki in realtà è un manga adatto a essere rispolverato in questo periodo: parla di una caldissima e mortifera estate, l’anime uscì nella stagione estiva del 2010 e il manga (da noi) partì in quel periodo l’anno seguente.

Anime e Manga
Shiki è stato uno dei miei ultimi anime, l’industria sta andando a puttane e io me ne sono cavata fuori già da tanto; già il fatto che sia composto da 22 episodi fa intuire che appartenesse a un’ altra epoca rispetto a quella odierna *fufu*
La cosa buffa è che per un otaku italiano è venuto prima l’anime del manga, ma in realtà in patria è stato l’opposto (e comunque entrambi derivano da una novel)
Sintomo evidente di questa “inversione” è ovviamente il charade della serie animata che è sempre di Fujisaki (mentre, per quanto ne sappia, nessuna delle due edizioni della novel fu illustrata) il cui stile è inconfondibile anche se non risalta particolarmente nelle cover o comunque nelle illustrazioni a colori (che rispetto alla controparte b/n risultano decisamente più caotiche)
Non so quanto la serie abbia influito sulla acquisizione dei diritti del manga in italia ma è di certo un dato di fatto che la mancanza di una localizzazione italiana dell’anime (fossero anche solo dei sottottitoli) è una grave mancanza del mercato italiano.
Shiki è carino, particolare e che difficilmente annoia anche quando lo stai già rileggendo.
In realtà più di una volta mi son detta che avrei dovuto dare una lettura alla novel di origine, però è anche vero che ho quella di Another (l’edizione inglese) da una vita e non l’ho mai aperta –c’è anche da dire che Another in confronto a Shiki è una cavolatella, ma vabbuò... :P

Shiki, non vampiri
Credo che gran parte della gente dica che “Shiki è un manga/anime che parla di vampiri, ma non li chiamano vampiri, che cercano di prendere possesso di un villaggio” di fatto è così ma in realtà i vampiri di Shiki han poco a che spartire con l’idea generela che si ha dei vampiri.
Certamente Shiki prende spunto dalle storie e leggende occidentali sui succhiatori di sangue (e non solo, visto il patetico plagio di Muroi-Sensei alla Bibbia *sospiro* tornerei indietro nel tempo solo per sparare ai missionari che sono arrivati in Giappone) e hanno gran parte delle caratteristiche del campiro standard: il morso infetta la vittima che poi muore e risorge come vampiro, li ammazzi infilandogli un paletto nel cuore o esponendoli alla luce solare, temono le “cose” sacre, ecc... ma sono ben più tormentati e umani di quanto non vengano descritti di solito.
Inoltre, anche se non viene spiegato scientificamente (a differenza di altre cose) non tutte le vittime dei vampiri riprendono vita e la cosa sembra in qualche modo genetica; i paletti hanno una fantasiosa scusa medica (interrompere il flusso del sangue vampirico), mentre la parte religiosa è quella meno esplicata ma sembra che la paura del sacro sia più che altro auto-suggestione più che un danno fisico vero e proprio (basti pensare che Sunako legge la bibbia e viene pure nascosta nel tempio ad un certo punto)
I vampiri di Shiki sono tormentati ma non è la solita manfrina del bello e dannato ma qualcosa di più “terreno”, sono esseri immortali braccati e in cerca di un rifugio sicuro, il tutto mentre si tormentano (più o meno) del fatto che devono uccidere per sopravvivere ma si può davvero definirlo omicidio visto che il sangue umano è la loro unica fonte di sostentamento?
Così, nel dedalo infinito di personaggi, i Kirishima risaltano in quanto quasi più umani degli umani stessi: Seishiro non è un vampiro ma aiuta e resta al fianco di Chizuru perché prima viveva una esistenza vuota ma, ironia della sorte, i suoi odiosi genitori gli hanno tolto anche ogni speranza di diventare un vampiro; Chizuru, tanto bella e provocante, era in realtà il prototipo della casalinga disperate made in JP e nonostante si atteggi a diva in lei vive ancora la sciocca donna di un tempo che poi sarà anche la sua rovina; Tatsumi nonostante in cuor suo sappia di essere più evoluto e “perfetto” di uno Shiki segue Sunako semplicemente perché lo diverte e spera di vedere al suo fianco la fine del mondo; Yoshie invece crede fermamente nella terra promessa che Sunako vuole creare e infine Sunako, la triste e secolare principessa vampiro, cerca disperatamente di mettere in piedi una sorta di famiglia dopo che il destino l’ha fatta avvicina a un sedicente straniero di troppo, condannandola a una non vita a base di sangue.

Ennemila “Case File”
Gran parte del cast è umano (o almeno, lo è all’inizio) e va a toccare un po’ tutti i generi in maniera più o meno rilevante grazie ad alcuni brevi focus su alcuni personaggi secondari -alla fine però la frangia umana degera a livello bestia.
Sul fronte dei giovani abbiamo ovviamente Megumi, Natsuno, Toru e i fratellini Tanaka (con ovviamente a strascico tutti i familiari)
Megumi Shimizu è la ribelle del paese, sogna di andarsene e diventare famosa ed è l’unica ad apprezzare il castello nuovo fiammante e così finirà per diventare la prima morte rilevante del paese;
Natsuno Yuki o Koide si è trasferito dalla città, ha una famiglia un po’ particolare (conviventi da una vita con lavori un po’ atipici) e odia la campagna ma essendo molto sveglio sarà il primo a capire che succede in paese e questo manderà in pezzi la sua famiglia e la sua vita –praticamente è il protagonista della storia, basti vedere quanti capitoli portino il suo nome;
Toru Muto è un coetaneo di Natsuno e l’unico con cui questi leghi, ha una ridente famiglia ed essendo molto popolare in paese funge da collegamento con diversi personaggi secondari (ad esempio ha anche una cotta per una delle infermiere) ma proprio per gelosia alla fine Megumi si vendica su di lui e la vita del povero Toru va completamente allo sfascio;
i Tanaka sono legati a doppio filo con Megumi a causa di Kaori, che si considera la sua migliore amica (che però ora la odia per il moto di ribellione), ma anche Akira (il fratellino) ci mette del suo appassionandosi un po’ troppo alla caccia al vampiro.
Ci sono altri personaggi che gravitano intorno a loro, senza essere parte della famiglia, come: Ritsuko, la sopracitata infermiera per cui Toru ha una cotta, anche se alla fine non riusciranno a fare il fatidico giro in auto comunque resteranno insieme fino alla fine (e Ritsuko corona il suo sogno di non mordere nessuno); oppure Masao Murasako, un ragazzo odioso “amico” di Toru ma che però odia Natsuno e che, beh... non ho capito che ci stia a fare...

I principali personaggi adulti sono di fatto solo due, visto che padri/madri e affini vari sono abbastanza tangenziali: Seishin e Ozaki.
Amici d’infanzia accomunati dalla medesima cosa: avere una famiglia pilastro della comunità e, quindi, un ruolo prestabilito e un unica via possibile da percorrere –cosa che ovviamente sta loro stretta.
Seishin Muroi è il Priore Giovane di Sotoba, ogni volta che leggo il suo titolo rido e so perfettamente che “giovane priore” era scorretto (visto che è il vice e non un priore nel fiore degli anni) ma mi risulta comunque ridicolo da leggere; oltre a questo fa il romanziere depresso (che praticamente è l’unica via se vuoi fare alta letteratura a est del mediterraneo) e Sunako adora alla follia le sue opere, un’intervista un po’ troppo (emo) dettagliata porterà i “vampiri” a strasferirsi nel ridente villaggio e lui si imolerà volentieri alla causa della vampiretta.
Toshio Ozaki torna nell’odiato paese natio alla morte del padre e inizialmente pensa a una epidemia misteriosa ma poi, anche a scapito della moglie (a cui non era particolarmente legato), capirà che si tratta di pseudo-vampiri e, aiutato da Natsuno, riuscirà a far uscire allo scoperto Chizuru infervorando così il paese nella sua personale caccia al vampiro.
Direttamente collegati a loro ci sono i vari adetti ai lavori sia del tempio (per lo più volontari) che dell’ospedale (vedi Ristuko); ovviamente poi ne consegue un’altra 50ina di personaggi tra gente più o meno inutile che muore e (talvolta) ritorna in vita.
L’unica vittima veramente degna di nota è Nao Yasumori che finisce con lo sterminare la famiglia nel disperato tentativo di ricongiungersi con loro dopo la morte, peccato che in realtà non abbia legami di sangue con loro e (a quanto pare) questi non hanno i geni giusti per diventare Shiki.

11 Volumi, 22 Episodi di follia
Bene, abbiamo capito che i personaggi sono una quantità industriale, Shiki deve essere una novel da urlo anche solo per tutti i nomi che ci sono dentro, e molti personaggi secondari stanno lì solo per far massa mentre altri (a volte per motivi che mi sfuggono) sono maggiormente descritti.
A inizio della storia Sotoba è un paesino di campagna anonimo e infatti è Megumi ce lo descrivere come un posto orribile, il classico paesello in cui tutti conoscono tutti e spettegolano di tutti senza nemmeno prendere sul serio la cosa (vedi ad esempio il fatto che la prima serie di morti viene accantonata nel giro di un giorno), per di più lo vedremo praticamente da ogni punto di vista visto che, mi sembra, alla fine si arrivi a quota 70 nomi dei 1300 che teoricamente ci abitano.
Nell’opera non si parla solo del gruppetto di studenti ribelli del momento, o dei drammi di alcuni gruppi di adulti, ma in realtà da uno spaccato di vita a tutto tondo che arriva fino all’interno del comune o della gestione di pompieri e funerali il che può essere fortmativo per un otaku.
Non è il solito horror made in JP, la giustificazione finale non è il solito “spirito maligno” di turno che combina casini o almeno, teoricamente è sempre quella la scusa, solo che la psicologia e le motivazioni di Sunako sono descritte.
Nonostante ciò persistono certi stereotipi come il fatto che il personaggio figo abbia un ruolo rilevante per la storia (e una certa ubiquità) e ovviamente diventi quel tipo figo di vampiro tanto raro XD

Ci sono comunque degli evidenti problemi di continuità o di posizionamento dei capitoli (non so se a causa dell’ordine presente nella novel); generalmente posso capire i capitoli che fanno un excursus su uno dei personaggi minori che poi si rivela utile (tipo quella pazza di Motoko) ma ci sono un paio di punti proprio mal congeniati.
Prendiamo ad esempio il primo assalto all’ospedale descritto per diverse pagine dal punto di vista di Ozaki per poi... tornare indietro e per vedere che succede a Natsuno & Co per fin troppe pagine, senza contare che in teoria Shiki è tutto basato sulle date -.-
La cosa peggiore però capita a un capitolo dalla quasi-fine del volume 10 (il pen’ultimo) in cui di punto in bianco, dopo diversi capitoli di scomparsa, scopriamo che Akira è vivo e ciò tramite un flashforward che per un attimo fa pensare che il capitolo successivo sia l’ultimo e... invece c’è ancora un volume carico di avvinimenti XD
Oltre a questo, però, c’è una certa auto-ironia di fondo come ad esempio il fatto che spesso le illustrazioni del capitolo sono in netto contrasto con la pagina precedente; per cui la storia scorre bene nonostante sia davvero massiccia e con qualche piccola imperfezione.

Vediamo di concludere!
Tiriamo le somme, Shiki è un bel manga è effettivamente uno dei pochi che time to time rileggo (l che è un miracolo)
È bella la storia, sono belli i disegni ed è generalmente indolore, insomma non è nemmeno troppo splatter!
L’edizione StarComics è standard, niente di particolare, era ben prima che si azzardassero a fare qualche volume con la sovracoperta ma la traduzione all’interno dei volumi è davvero ottima (soprattutto nei primi)
Poi, che altro dire? Il motivo per cui scrivo Shiki e non Shi Ki (nome italiano del manga) o Shi-Ki è che odio vedere due doppie così vicine, quindi uso la traslitterazione “americana” XD
Ah già, mi ero dimenticata di dirlo, l’autrice della novel (Fuyumi Ono) è la moglie di Yukito Ayatsuji, autore di Another *cof cof*
Ok, poi ci sarebbe da fare un pippone sui numeri (la numero-ceppologia) e le cover, ma evitiamo *puf*

p.s. sapete, ho in lavorazione una douji di Shiki da tempo immemore, non uscirà mai questo è certo anche perché non sono una fan del TxN (o viceversa), still... è ancora lì :P

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