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martedì 28 ottobre 2014

June, Little Queen [Recensione]

“June, my little queen” è uno dei manhwa di ‘debutto’ della Jpop, scritto e disegnato dalla Kim Yeon-Joo nel lontano 2002, ma da noi famigerato per lo più per essere alquanto criptico e con una storia un po’ troppo fumosa.
È vero, l’autrice non è di certo famosa per avere uno stile molto chiaro, e June è stata praticamente la sua opera di debutto (tant’è che nel commento del primo volume dice che quello è il terzo volume della sua carriera), tutt’ora scrive storie in cui l’ordine logico delle scene un po’ si confonde e, soprattutto, in cui i personaggi si assomigliano un po’ tutti a causa di volti alquanto standardizzati nella forma, ma questa volta non è totalmente colpa sua.
Prima però vorrei fare un’altra piccola nota sulla Kim, più che altro sulle sue opere uscite da noi: oltre a June la J-Pop nel 2006 ha fatto uscire “Nabi- the Prototype” che altri non è che il pilot di Nabi (serie tutt’ora in corso e il cui primo volume era già uscito allora) e poi c’è Platina, serie sempre “fantasyeggiante”, di 14 volumi e uscita per mano di Flashbook.

La trama di June
Nonostante il caos che regna sovrano la storia alla base di June è molto semplice; veniamo trasportati in un mondo fantasy appena accennato e ricco di spunti interessanti (ma mai ben delineati e talvolta contraddittori):
il mondo è diviso in due fazioni, quella della Luce e quella delle Tenebre, la cui fastidiosa norma è quella che se hai del potere sei costretto a farne uso (indipendentemente da cosa vuoi farne della tua vita), questo fa si che tutti i ragazzi “magici” vengano portati in una determinata scuola e addestrati per sfruttare al meglio la loro dote (alla fine le classi sono Regina, Cavaliere *random color*, mago, prete e infermiera –almeno a vedere le note in un freetalk, ma come detto sopra molte cose non vengono ben contestualizzate).
Tra di loro c’è un gruppo di elette, le Candidate a diventare Regina della Luce, figura sacra destinata a proteggere il radioso mondo della Luce dalle forze oscure (e che perti versi ricorda un po’ la Emeraude di Rayearth -pensare solo al regno, niente innamoramenti, ecc...)

Una delle candidate è June, una ragazza scapestrata che si trova più a suo agio nelle lezioni per ragazzi, e che viene presa in giro per le sue umili origini e per essere arrivata a scuola ormai grande (tutti i bambini magici vengono portati alla scuola praticamente appena nati –scopriremo poi che lei, visto l’infausto destino, è stata “rapita” e nascosta dalla Gran Sacerdotessa e dal capo dei Cavalieri Bianchi).
Salvo due comparse (il cui nome cambia da un volume all’altro per grazia ricevuta dalla J-Pop *facepalm*) l’unico vero amico di June è Sezuro, ragazzo popolarissimo, con cui June è iper-protettiva fin da quando lo trovò misteriosamente dietro casa che attendeva una donna da chissà quanto tempo; diventerà ben presto evidente che Sezuro appartiene alla razza delle Tenebre (verrà poi fuori che è figlio/una delle parti del Re delle Tenebre).

Altra co-protagonista è Lucia, glaciale favorita per il ruolo di Regina, tormentata da ciò che vuole essere e da ciò che invece gli altri pretendono da lei.
Infine abbiamo Yuri, giovane sacerdote e giudice per decidere la Regina (cosa perennemente detta ma che non ha alcun riscontro nella parte narrata visto che June diventa quasi automaticamente Regina) che viene costretto ad affiancare e sorvegliare la terribile candidata nota col nome di June, e che nasconde un immenso potere di preveggenza (infatti fu lui a prevedere che June sarebbe stata una Regina di brevissima durata) e per questo ha passato la vita alla corte della Regina e infine, vista la sua repulsione per il sangue, è diventato prete nonostante la sua scarsissima fede.
Ci sarebbe poi anche il capo dei Cavalieri Scarlatti ma finisce con avere un ruolo alquanto criptico e marginale rispetto agli altri quattro (nonostante abbia anche una cover dedicata e molti più dialoghi delle altre comparse)

La storia inizia a carburare quasi subito, June decide di colpo di diventare Regina (per far dispetto a Lucia e poter proteggere il suo Sezuro) e vista la sua pigrizia cronica cerca una scappattoia, così recupera lo scettro della precedente (precedente) Regina, risvegliando così il Re delle Tenebre e i demoni tornano a imperversare nel mondo della Luce.
Tra una lezione e l’altra diventerà sempre più ovvio l’attaccamento di June per Sezuro, e che quest’ultimo non è affatto un comune essere umano e conosce cose di cui non dovrebbe essere a conoscenza.
Svelati a spizzichi e bocconi il passato dei personaggi, passando da una inutile ambientazione scolastica a qualcosa più da corte fantasy, il tutto culmina nel risveglio di Sezuro, che arriva a trafiggere pure June, e all’ennesimo combattimento nel palazzo reale (really, che sicurezza del bip), dopo una breve prigionia il ragazzo va ad unirsi alle schiere oscure, ma chiede al “padre” di non divorarlo subito ma di aspettare la fine dello scontro mortale tra lui e June perché vuole essere ferito da lei col suo proprio corpo.

Parallelamente il Re e la Regina si scontrano e quest’ultima perisce facendo si che Lucia si incammini in un lungo viaggio per portare nomina e scettro alla nuova Regina, June, partita coi Cavalieri Scarlatti dopo la dipartita di Sezuro.
Qui le due hanno un diverbio/combattimento (spoilerato con un inutile flashforward nel volume 3) poi June va ad affrontare Sezuro.
I giorni passano (la lunghezza dei capelli non è un grande indicatore temporale) e June combatte anche contro il Re, infine la nostra protagonsita si sacrifica per risvegliare Sezuro e riavvolgere il tempo ritornando a quando lei era una bambina e svelando così che la misteriosa donna dei Cavalieri Scarlatti che lasciò Sezuro sulla collina dietro casa non era altri che lei...

Nell’ultimo volume c’è anche un flashback, la parte più coerente della storia (che mostra come la Kim, se tenuta a freno, riesca anche a raccontare qualcosa di facile fruizione) ovvero il passato del Re e della Regina (ma quanti nomi gettati al vento ci sono in quest’opera?)
Nella più classica delle maniere il Re delle Tenebre dei tempi di June è stato a sua volta un Principe che si divertiva a fare incursioni nel mondo della Luce, mentre il padre era malato.
In uno di questi viaggi prende in ostaggio una delle Candidate ma dopo averla sballottata un po’ i due si ritrovano da soli e costretti a cooperare per sopravvivere, inevitabilmente nascerà qualcosa tra di loro e alla fine l’oscuro farà da esca per attirare i Cavalieri e portarli da lei prima che muoia, ma nonostante tutto alla fine lei diventerà Regina e lo sigillerà col famigerato scettro dando fondo a tutto il suo potere (e lasciando non poche domande in sospeso –nella versione italiana non si capisce bene ma lei è la “mammina” di Sezuro, non nel senso classico ma è lei che divide il Re e da forma alle sue parti).

Come si evince da entrambe le tramette June racconta una storia abbastanza standard:
una specie di Romeo&Giulietta e poi due amici d’infanzia che non sono quello che sembrano.

Come Savage: se non sai, non fare
Come ho accennato di recente Savage Garden è un manhwa che ho atteso a lungo e il cui primo volume mi ha deluso immensamente a causa di una traduzione italiana sbagliata il più delle volte, dal secondo volume la situaziona migliora ma resta comunque un inizio ricco di contradizzioni.

Rileggendo June (sempre ripescato post alluvione) ho cercato di capire a chi dare la colpa questa volta perché è evidente fin dal primo volume che la storia è confusa ma nessuno si è sprecato ad adattare i dialoghi, il risultato è stato sconcertante... Nei crediti di tutti e otto i volumi non si riesce a capire chi sia l’effettivo fautore della traduzione, e nonostante sia creditatata Daiwon (l’editore coreano), ci sono un sacco di cose che mi lasciano perplessa:
Dopo l’ovvia faccenda oscura del traduttore c’è la grafica delle cover e il nome della serie qui in italia:
in coreano in nome è 少女王/소녀왕 (lett. sonyeo wang, giovane/piccola regina), solo da noi c’è il nome della protagonista (nella versione USA è solo “Little Queen”, mentre “Girl Queen” nella versione fanmade inglese –l’unica altra lingua ad avere “June Little Queen” è la Germania ma d’altro canto è edito dalla Panini tedesca e metà della gente creditata per la realizzazione del volume ha un nome italiano) e soprattutto, se ormai sei a tradurre il nome di un opera, perché metterla in inglese invece che in italiano? Fa più figo o c’è un’altro oscuro motivo?;

l’altra cosa strana è appunto la cover: nella versione coreana sono diverse infatti sono principalmente a tinta unica con sotto il marchio a forma di stella cerchiata (quello delle nostre alette) e alcuni quadratini col personaggio in questione; l’illustrazione è la stessa ma posta in questa specie di scacchiera, non tutta visibile come nella nostra versione o come in quella Tokyopop americana.
Ed eccoci qui, la Tokyopop, non so quanti di voi lo sapessero ma la J-pop e la Tokyopop (ora fallita, salvo la divisione tedesca) erano pappa e ciccia fin dal principio tant’è che la Flashbook annunciò di star per far uscire Warcraft e Princess Ai ma poi dovette rimangiarsi la parola quando nacque la J-Pop, la solita J-Pop che dalla morte della Tokyopop ha mandato alla deriva serie come Vampire Hunter D (perché non gli mandano più i file col livello testo separato dal resto *cof cof*)...
Non dico che ci fosse lo zampino degli americani, ma la faccenda puzza.

Altra cosa che rende June criptico, sommandosi ai testi non adattati e un opera di base contorta, è che a quei tempi era un classico che questo editore sbagliasse l’ordine dei testi –aprite una pagina random di Check e vi renderete conto che i pensieri sono stati messi nei balloon del parlato– o delle pagine e tutto ciò rende June completamente privo di senso anche dopo 3 letture attente.

Non è un opera brutta, è interessante ma un po’ confusa e con qualche approfondimento mancato, ma generalmente è originale è carina, purtroppo in italiano la situazione è disastrosa XD

p.s. la cosa bella è che, controllando di non aver scritto castronerie, ho scoperto di averlo già “recensito” nel Maggio 2010...

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