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martedì 9 ottobre 2012

L'ennesima riprova di quanto sia malato il mondo editoriale italiano

Questo post consideratelo un bonus, in realtà dovevo parlare di tutt'altro (tipo Zero Escape :P), e che ci crediate o no torno a parlare di "mangaka italiani".
Non è un mistero che non sia in ottimi rapporti con quella categoria (pensate che non abbia notato dove è linkato il best post di questo blog? Ma fate un po' come vi pare) e non accadrà mai che definisca "fumetto" qualcosa che pare il plagio povero del manga preferito dell'autrice di turno, figuriamoci spingere per la pubblicazione.
Ma per oggi sotterriamo l'ascia di guerra per ribadire quanto sia malato il mondo editoriale italiano, mercato in cui viene scaricata una quantità industriale di robaccia (non sono una statista ma probabilmente in europa siamo i più grandi stampatori di carta da macero...) e in cui è possibile letterlamente aprire una microbica casa editrice (o spacciarsi per una di esse), stampare qualche libro, e sparire dalla faccia della terra senza pagare nessuno dallo staff agli autori, con o senza la qualifica che ho appena preso (allegria).

Avevo già suggerito a qualcuno di auto-pubblicarsi, o al massimo chiedere a mamma Star o Planet (che tanto non rispondono quasi mai e ovviamente non fanno la carità, anche se sarebbe meglio la Bonelli ma scordatevi uno stile orientaleggiante), ma MAI di affidarsi a piccoli editori poco affidabili per un libretto di 20 poesie figuriamoci con un fumetto, e in questi giorni è arrivata l'ennesima riprova che è meglio girare al largo.
Vorrei far notare che non sono di parte, grazie a qualche divinità non conoscevo la Teke Editori, e non conosco le autrici in caso; ma ora basta coi preamboli e riassumiamo la situazione almeno per come l'ho capita io:

Yivae e Hieyizar un anno fa scoppiavano di goia perché tale Teke Editore aveva deciso di pubblicare una loro opera, ma per farle conoscere chiese prima una douji a testa (nota: pubblicare una cosa del genere "legalmente" è semi impossibile, anche in JP sono i Circle a vendere le loro opere autoprodotte e non vere e proprie case editrici, esistono le douji "d'autore" fatte dall'autore originale della storia e quindi pubblicate dall'editore, ma sono più che altro side-story e sono cosa assai rara visto che vengono fatte solitamente da ex doujinka divenute autrici a tutti gli effetti).
A Yivae la cosa non piaceva gran che ma sembrava solo un trampolino di lancio e "la signora" (io non ho ancora capito se questa è la direttrice editoriale, la redattrice o la sola e unica proprietaria della baracca -.-) era una persona tanto simpatica e gentile che alla fine cedette e così nacquero la douji di naruto "riflesso" by Yivae, e quella di ff7 "Intagibile" di Hieyizar.
Durante la realizzazione furono fatte delle pressioni e la bella maschera della casa editrice iniziò a cadere a pezzi, così le nostre due autrici decisero che "questo fumetto non s'ha da fare" (e ancora non si è mai parlato di contratti o accordi vari, serietà portami via...).
La casa editrice rispose che però ormai erano già state stampate 50 copie (50 presunte copie, quindi una stampa digitale, della serie schiocchi le dita e il tipografo te ne stampa quante ne vuoi quando le vuoi) e portate al Romics, dove erano state già vendute un po' tutte visti i commenti arrivati alle autrici su DA.
A distanza di un anno, queste teoriche 50 copie, teoricamente quasi esaurite al Romics, sono ancora nel catalogo della casa editrice (fb dovrebbe iniziare ad agire contro questi negozi fatti nei suoi album di foto, passi un privato che vende ma un negozio fisico è roba da matti -.-), continuano ad essere vendute e spacciate come le copie inizialmente stampate, addirittura quando esasperata l'autrice ha chiesto le teoriche rimanenze di magazzino (una decina di copie) la casa editrice ha iniziato a far storie, bloccandola su facebook e rispondendole che se si fosse passati per le vie legali nei guai sarebbero finite le autrici (che non hanno visto il becco di un quattrino) che coi loro disegni avevano infranto dei diritti d'autore.

Che situazione ridicola... Sarei quasi propensa, appena smette di piovere, di fare un salto alla Nazionale per vedere se esiste una copia depositata, almeno visiono il corpo del reato e posso farmi un idea più accurata, e se non c'è da una parte è un bene, perché un libro non depositato legalmente non esiste, ma è anche un male per quanto riguarda questa distribuzione bigotta.

Comunque, come scriverò nel commento al journal di DA, le autrici sono in una botte di ferro difficilmente dal giappone potrebbero arrivare dei problemi se qualcuno osa disegnare una douji e smerciarla sul suo sito o auto-prodursela e venderla a qualche fiera, se però entra in campo una presunta casa editrice è tutta un'altra storia (non solo per un fattore di lucro ma anche di copie virtualmente infinite) e non essendoci nemmeno un contratto le autrici sono totalmente fuori da un eventuale rappresaglia; se poi ho ben capito e tutto è stato discusso su fb e per mail (e dubito che le autrici abbiano la posta certificata, e visto l'editore dubito pure per loro) non c'è nulla che possa essere considerato valido in tribunale.
Il mio consiglio per i lettori è molto semplice: "perché pagare per qualcosa di illegale (non voglio nemmeno sapere com'è la qualità del volumetto O.o) quando te lo puoi legalmente leggere online a gratis?"

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6 commenti :

  1. Ma la teke è considerata una vera casa editrice? Cioè avrà pubblicato si e no 10 lavori (e voglio abbondare), non parliamo della Planet Manga o la Star Comics (o la defunta Planeta) quindi credo che alla fine le vie legali non sono molto pericolose..o no?

    Comunque sono d'accordo su tutto ciò che hai detto, è da un pò che sul web girano male lingue su questa casa editrice e penso sia giusto divulgare (se tali informazioni rispecchiano la realtà, ovvio)

    PS finalmente ho visto quella Doujinshi ed è davvero disegnata bene O_o uno spreco che abbia fatto questa fine!

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  2. Secondo l'istat per essere un piccolo editore basta pubblicare 5 volumi in un anno (20 media, 50 grande o qualcosa del genere non ricordo i numeri precisi lo ammetto), indipendentemente dalla tiratura (quindi paradossalmente se stampano 1 copia e conta) però ci sono piccolissime case editrici, che non sfornano manco 5 libri l'anno, che sono attive da anni e famosine nel loro ambiente (più che altro arte e musica) quindi se hanno compilato tutti i moduli e foglietti vari per registrarsi sono una casa editrice, poi ovviamente essendo piccoli teoricamente han meno soldi da spendere per una causa ma non è detto perché magari il fondatore della casa editrice è un riccone che fa quello per hobby quindi può tranquillamente sperperare per un avvocato di grido.

    Ho scritto questo post perché mi è stato girato il journal su DA dell'autrice (il link a quasi a fine) e nei commenti ad esso ci sono anche altre autrici maltrattate da questo editore, anche chi si è vista cancellare la firma su un disegno per una maglietta ed essa viene smerciata senza che possa dir nulla o avere qualche soldo; come ho detto comunque non ho alcun rapporto diretto con la Teke e nemmeno ci tengo XD Come si evice da qualche mio passaggio sono pure scettica sul fatto che sia una vera casa editrice questo perché sul sito (anche se l'ho girato poco) non ho trovato i classici dati o anche solo un accenno dell'organico (tizia è la direttrice editoriale e propriataria, caia è la redattrice) in realtà non ho ancora nemmeno scoperto se queste benedette douji hanno per lo meno l'ISBN -.-
    Resta il fatto che quello che hanno fatto è un autentica bastardata ai danni di una povera ragazza che si è fidata di loro.

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  3. Bastardata a dir poco D: davvero da dargli fuoco alla Teke.

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  4. PS ti ho citato nel mio ultimo post del blog. Spero non ti dispiaccia, fammi sapere!

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  5. Noooo, non posso tollerare di essere citata in un blog anti Loki!!! (ahah, I'm joking, inoltre visto il nome che mi ritrovo sarebbe meglio glissare sulla robbbbba marvel).
    Ho notato che c'è un errorino però, le due autrici capendo che aria tirava decisero di non pubblicare più nulla con la Teke ma questi se ne uscirono con la scusa che ormai 50 copie erano state stampate e tanto valeva venderle per riprendersi i costi di stampa a vuoto, probabilmente le copie concordate con le autrici dovevano essere di più di 50 quindi.

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